Teofè, storia di una greca moderna

Antoine François PRÉVOST
Teofè, storia di una greca moderna

1984, pag. ND

ISBN-88-85697-09-7, Prezzo/Unita' 16 €
Q.ta'


Antoine François Prévost, vissuto in Francia nella prima metà del Settecento (1697-1763) e più noto come l'abate Prévost, è l'autore del celebre romanzo "Manon Lescaut", cui si è ispirato fra l'altro Giacomo Puccini per la sua ancora più celebre opera.
Dieci anni dopo Prévost torna a firmare un romanzo centrato su un'altra drammatica figura femminile, Teofè appunto. Come Manon, Teofè è una giovane donna di grande fascino, e come Manon è sconfinatamente amata dal Cavaliere Des Grieux, così Teofè è amata in modo disperato e travolgente dal protagonista anonimo del romanzo.

Entrambe si trovano a vivere in un mondo ostile quale poteva essere per Manon l'America agli inizi della sua colonizzazione o per Teofè addirittura la miserabile condizione di una greca schiava in un serraglio turco. Entrambe hanno un carattere difficile, complesso, fitto di contraddizioni, ma qui finiscono le analogie. In realtà Teofè si può considerare un'immagine di donna giusto opposta a quella di Manon.
Manon è turbolenta, imprevedibile, appassionata, "un'irraggiungibile figura d'amore - come dice Guido Almansi nella sua autorevole prefazione - che uccide continuamente l'amore per offrirne le spoglie al piacere". Teofè invece è sempre uguale a se stessa, è la dolcezza, la bontà, la generosità fatte persona, doti sotto cui però si cela una volontà di ferro o, meglio ancora, di acciaio inossidabile.

Il romanzo si apre con la visita dell'ambasciatore francese in Turchia al serraglio di un ricco Pascià desideroso di mostrargli le sue schiave e il lusso dell'harem che le ospita. L'ambasciatore, che è anche il protagonista narrante, non può non ammirare il sontuoso appartamento in cui vivono le donne del pascià e la loro bellezza; fra queste lo attrae una ragazza appena sedicenne a nome Teofè con cui si intrattiene a parlare a lungo finendo col descriverle la libertà di cui godono le donne del suo paese. Non sa di avere acceso con il suo racconto una miccia a lenta combustione, ma che finirà con il fare esplodere una passione che devasterà la sua vita.
Teofè, nonostante la giovanissima età, ha già vissuto, con la rassegnazione di chi ritiene che non vi sia altro possibile destino, molti torbidi rapporti sessuali e le parole dell'ambasciatore risvegliano in lei un appassionato desiderio di libertà. Il giorno dopo riesce a inviargli in segreto un biglietto in cui lo supplica di farla uscire dal serraglio. L'ambasciatore, spinto dal semplice desiderio di compiere una buona azione, persuade il vecchio Pascià a rivendergli Teofè a cui dichiara che adesso è libera. Capisce però che deve anche aiutare la povera giovane a gestire la sua nuova vita. La ospita quindi nella sua casa e comincia ad insegnarle gli usi e i costumi europei, le fornisce inoltre molti libri che vantano i pregi della castità o perlomeno di una gestione socialmente corretta della sessualità.
Teofè si rivela subito una scolara attenta, una lettrice addirittura affamata e il protagonista del romanzo finisce con l'innamorarsene perdutamente.
Purtroppo in lei matura invece un sempre più deciso rifiuto di ogni rapporto sessuale e questo getterà il suo liberatore, pentito di averle dato da leggere tutti quei dannati libri, nella più nera disperazione.
Teofè a sua volta soffre di non poter consentire al desiderio dell'uomo che l'ha liberata e per cui a suo dire nutre una sconfinata gratitudine, ma non è intenzionata a cedere.
I due non si lasceranno mai, per tutto il resto della loro vita, lei impegnata a sfuggirgli, lui a cercare invano di capirla.
La greca moderna, dice Almasi, non è un semplice romanzo di soggetto orientale come andava di moda a quel tempo, non è un romanzo libertino sulla difficile avventura con una schiava riottosa, ne un romanzo pigmalionesco sul tentativo di trasformare una povera greca ignorante in una colta dama francese, è un romanzo sulla ignoranza psicologica, sulla incapacità dell'uomo di comprendere la donna amata e sull'avvalersi della donna di questa sua indecifrabilità per rifugiarsi nella fortezza dell'incomprensione.
Prévost è stato definito il più femminista degli scrittori del suo tempo e certo la sua abilità di contrapporre alla tumultuosa Manon la soavemente gelida Teofè è un gioco letterario di non poco rilievo, ma è soprattutto l'angoscia del protagonista maschile ingarbugliato nella rete che si è costruito con le sue mani a coinvolgere e trascinare il lettore.
È da dire che Teofè viene presentata in questa edizione per la prima volta in Italia.

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