Ricordo del Sole

SOLEIMANI
Ricordo del Sole

1983, pp. 264

ISBN-8885697.10.0, Prezzo/Unita' 10 €
Q.ta'

Parvin Soleimani è una persiana baha'í, cioè seguace di una religione fondata nel 1844 da un giovane profeta autoproclamatosi Bab (cancello) attraverso il quale sarebbe apparsa una nuova rivelazione divina. Bab sosteneva che tutti gli uomini erano fratelli e bisognava cancellare le differenze di razza, di classe, di religione. Infatti, le religioni erano state fondate da uomini che incarnavano tutti pur in modo diverso la divinità unica e inconoscibile. In una terra come la Persia inquinata di fondamentalismo non poteva non suscitare scandalo e nel 1850 Bab fu condannato a morte e ucciso.

La sua predicazione fu ripresa da un altro profeta detto Baha' u 'llaha (Splendore di Dio) e tuttora conta numerosi seguaci non però in Persia dove persecuzioni ferocissime sono riuscite ad estirparla.

Ricordo del Sole è una raccolta di tre novelle iraniane ed è il primo testo di una scrittrice persiana tradotto e pubblicato in Italia. Parvin conosce molto bene la nostra lingua ed ha assimilato la nostra cultura, tuttavia l'essenza di un mondo tanto lontano dal nostro impregna di sé ogni pagina, ogni riga del suo scritto, eccezionalmente limpido e tanto attentamente pensato. I personaggi, tutti molto giovani, spesso bambini, si muovono in un'aura magica e rarefatta traboccante di fiori, illuminata dalla luna, riscaldata dal sole, dove la bontà è la condizione naturale di ognuno e nessun aggettivo è casuale, nessuna immagine è scevra dall'emblematicità e dal simbolismo tipici dell'arte persiana classica.

Azzurro il cielo, lo spazio calmo, verde l'attesa.
Era un limpido giorno di primavera. L'acquazzone aveva lavato le foglie degli alberi e il sole brillava. I bambini giocavano e le loro grida risvegliavano alla mente il gorgheggio dell'usignolo.

Ancora un po' gol-o-bolbolì dunque, come bonariamente viene derisa dagli stessi persiani la loro letteratura perennemente alle prese con i fiori e gli usignoli.
Ed ecco però ogni tanto attraverso brevissimi squarci irrompere la realtà crudele delle persecuzioni baha'í di cui Parvin, benché non ami parlare, deve pur essere stata testimone.

All'improvviso una pattuglia di soldati con le armi in pugno fece irruzione nella casa dei vicini; a forza di spinte e di strattoni due figli della nostra vicina furono caricati su una jeep e portati via (…) quella stessa notte i corpi dei due ragazzi furono trovati qualche vicolo più giù e riconsegnati ai genitori. E Agagián (caro signor padre) in mezzo al cortile diede fuoco a un gran numero di giornali, riviste, libri compreso Robin Hood, (…) e in breve tempo dalla maggior parte dei giardini della città si levarono falò e tutto si coprì di cenere.

Dopo questo e pochi altri accenni ai massacri, Parvin torna a parlare di fiori, di prati verdi, di piccoli serene vicende familiari.
Il dramma compare di nuovo, qualche tempo dopo, anche se in modo meno evidente, ma altrettanto crudele. Chi narra è una bambina che in una domenica di luglio, la mano nella mano di suo padre, sta andando al cinema. Prima però Agagián deve comprare, come ha promesso, le caramelle.
Nei pomeriggi di luglio dal cielo piove fuoco, tuttavia:

dentro il negozio faceva fresco, tutto era pulito e odorava di dolciumi.
Agagián era occupato con i convenevoli e con l'acquisto delle caramelle quando, da dietro la vetrina, il mio sguardo cadde sull'autobus appena arrivato. A quell'ora del giorno i viaggiatori si contavano sulla punta delle dita: anche con l'aria condizionata la gente preferiva viaggiare di notte. Apertasi la porta dell'autobus, si presentò ai miei occhi un'immagine insolita che non potrò mi dimenticare: Asiyé, la figlia dei nostri vicini, che qualche settimana prima si era sposata e aveva lasciato la città, stava scendendo dall'autobus. Indossava l'abito lungo e bianco del suo matrimonio.
La rada gente che popolava la piazza fu tratta dal suo torpore e nella pasticceria calò il silenzio (…)Agagián prese il sacchetto delle caramelle, salutò, mi prese per mano, e di nuovo fummo per strada. La mia mano nella mano di Agagián, il mio sguardo incantato volto a guardare indietro alle nostre spalle l'abito bianco di Asiyé….

Il sapore delle angurie mangiate nella frescura di mezzanotte, i due parrucchieri del quartiere che si contendono le signore per pettinarle à la garçonne, la fabbricazione dei tulipani rossi di carta, le riunioni nelle case delle amiche della madre che, fra un dolce e l'altro, parlano dei loro malanni, questi i fatti che attraggono la bambina infine torna a darci qualche notizia su Asiyé.

Alcuni sostenevano che era diventata la vergogna della famiglia, perché una ragazza bisogna che entri nella casa del marito con l'abito bianco da sposa e né esca avvolta nel sudario bianco. Altri erano convinti che, indossando l'abito da sposa al momento del ritorno, lei intendesse dire proprio questo - che l'abito da sposa è un sudario. (…) Qualche settimana dopo su richiesta del padre di Asiyé, mia madre si recò a casa loro per far ragionare la ragazza (…) e la sera tornò tardi (…) diceva che Asiyé non aveva alcun rispetto per i sentimenti dei genitori. Diceva: appena le ho parlato di matrimonio ha cominciato a dar di stomaco.

Ricordo del Sole, tre racconti di un mondo altro su cui riflettere.

 

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