E' morta Mabelle

ELIZABETH BOWEN,
a cura di BENEDETTA BINI e MARIA STELLA
E' morta Mabelle

1986, pp. 214

ISBN-8885697-11-9, Prezzo/Unita' 10 €
Q.ta'

Nata a Dublino nel 1899 Elizabeth Bowen respirò cultura sin dalla prima infanzia, vuoi nell'ambiente familiare, vuoi nella città che aveva visto fiorire scrittori come Wilde, Shaw, Beckett, Joyce, Yeats.
Alla morte della madre molto amata, si trasferì a Londra per frequentare una scuola d'arte figurativa.
Un matrimonio felice la portò nel 1923 a Oxford dove iniziò a scrivere dei racconti, le short stories che, pur seguite da romanzi importanti, restarono sempre il suo modo privilegiato di esprimersi.
"Se verrò pubblicata si dirà che ho copiato da lei" si rammaricava agli inizi della sua carriera alludendo ai racconti di Katherine Mansfield. Sbagliava, nessun critico letterario lo disse mai. Spostatasi da Oxford a Londra si trovò a vivere nel periodo di grande fermento culturale detto del secondo Bloomsbury

in cui erano attive scrittrici come appunto la Mansfield e addirittura Virginia Woolf, ma riuscì ugualmente a elaborare uno stile particolarissimo degno di venir accostato con successo a quello delle altre due. La sua fama ne venne però in parte offuscata. In Italia, ad esempio, dopo alcuni racconti pubblicati da Mondadori a cavallo fra le due guerre e passati del tutto inosservati, sarà proprio E' morta Mabelle a svegliare l'interesse dei critici e dei lettori su di lei, un interesse tanto vivo da spingere altri editori a proporre alcuni suoi romanzi.
Riteniamo però che la raccolta di short stories contenuta in questo testo costituisca l'approccio più diretto al suo taglio narrativo.
A proposito della sua straordinaria, insistita abilità descrittiva si è parlato di verbal painting, di visual writer ed è innegabile la sua capacità di consegnare al lettore l'immagine di un paesaggio nella luce di un momento voluto già fattosi di per sé accadimento.
Elizabeth Bowen era un'appassionata lettrice di libri gialli, amava i film di Hitchcock e il mistero sapientemente dosato, intriso spesso di leggera ironia, a volte invece di autentico orror è quasi una costante nei suoi racconti. Ne è prova il noto, bellissimo Demon lover (Il demone amante) contenuto in questa raccolta che non ha nulla da invidiare al migliore degli Hitchcock.

 

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