L’Infinito Singolare

PATRIZIA VIOLI
L’Infinito Singolare

1986, pp. 228

ISBN-8885697.14.3, Prezzo/Unita' 15 €
Q.ta'

"E' possibile che si dica le donne - si chiede Reiner Maria Rilke - senza il sospetto che da lungo tempo questa parola non ha più alcun plurale , ma solo infiniti singolari?"
Di qui il titolo di questo studio il primo e tuttora il più autorevole sulla differenza sessuale nel linguaggio.
La donna, dice Violi, sembra infatti essere sempre colta attraverso una rappresentazione che la fa esistere o come immediatamente universale o come immediatamente particolare. Mai come singolare specifico. In che modo allora la differenza, la differenza sessuale, si manifesta nel linguaggio?
Io insomma, si chiede l'autrice, cosa c'entro?
Per molti linguisti del novecento il genere, maschile e femminile, è un residuo storico funzionalmente poco significante destinato a dissolversi dentro una indifferenziata neutralità universale, ma proprio dalla negazione che la lingua sia neutra, prende l'avvio il discorso di Violi.

Il genere, sottolinea, appartiene alla struttura originaria del linguaggio e la sua presunta neutralità è il risultato di un processo di negazione, di cancellazione, del soggetto femminile, utile in realtà solo a nascondere il soggetto maschile posto come universale.
Dunque è da questa "novità forte" che l'autrice parte per ampliare la sua ricerca uscendo dal campo specifico per aprirsi a un raggio sempre più vasto e sempre più affascinante.
Su "Il Corriere della Sera" Silvia Vegetti Finzi sottolineando il successo de L'Infinito Singolare lo raccomanda come un testo eccezionalmente colto, raffinato, intelligente.
Leggendolo, dichiara, sarà possibile valutare con quale signoria intellettuale le donne ormai si muovono nell'impero dei segni.

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