La scoperta della Libertà nella Grecia antica

Jacqueline de ROMILLY
La scoperta della Libertà nella Grecia antica

1991, pp. 212

ISBN-8885697.34.8, Prezzo/Unita' 10 €
Q.ta'

Fra i massimi studiosi francesi di letteratura greca antica, autrice di un imponente numero d'opere, titolare alla cattedra di Lilla poi di Parigi poi ancora prima donna insegnante al Collège de France, formidabile collezionista d'onorificenze conferitele dai più autorevoli istituti culturali d'Europa e degli Stati Uniti, cavaliere della Legion d'Onore Jacqueline de Romilly è stata infine invitata, seconda donna dopo Marguerite Youcenar, ad entrare nell'Accademia di Francia.

Questo suo studio sulla scoperta della libertà è di facile lettura come lo possono essere solo i testi frutto di una cultura tanto vasta quanto profondamente decantata e il nascere del concetto più alto nella storia dell'umanità ci viene presentato dall'autrice con l'attraente leggerezza poetica di un'avventura linguistica.
È Ettore il più amato dei protagonisti dell'Iliade a pronunciare per primo la parola sacra eleuthería (libertà). L'eroe nel congedarsi dalla moglie, le rammenta che deve andare a combattere per difendere Troia e per impedire che qualche acheo vittorioso possa trascinare via lei piangente privandola del "giorno della libertà". Ed è ancora Ettore poco dopo nel salutare il fratello ad augurarsi di riuscire a cacciare gli achei dalla Troade e di poter finalmente alzare per un brindisi agli Dei "la coppa della libertà".
La libertà dunque in netta contrapposizione alla schiavitù e altrettanto nettamente legata alle sorti della polis, della città, liberi in quanto protetti dalla città. L'etimologia della parola sembra, infatti, indicare l'appartenenza al gruppo d'origine al ceppo, alla gens. Venire privati di questa appartenenza significava perdere tutto quanto può dare valore alla vita cioè a dire la libertà.
Vedremo poi che Euripide a chiusura della sua trilogia sulle donne troiane farà dire alla regina Ecuba che si avvia con le altre prigioniere degli achei: "dobbiamo partire verso il giorno schiavo". E non c'è più speranza per loro perché ormai Troia non esiste più la polis è stata distrutta.
Il cammino del concetto di libertà con il tempo si evolverà unendosi a quello di legge: non vi può essere libertà se non vi può essere la tutela della legge, e a quello di uguaglianza non solo di fronte alla legge ma anche nell'azione politica. Avremo così il diritto di parola, la parrhesía e l'isegoria cioè l'uguaglianza di tutti i cittadini dai più potenti ai più umili al diritto di parola.
"Qui regna il popolo - dichiara Teseo all'inizio del suo discorso, firmando con ciò l'atto di nascita della democrazia. E chiude proclamando - questa è la libertà."
Purtroppo anche il più fulgido dei concetti se spinto troppo oltre può contenere in se pericolosi germi di distruzione e ai democratici ateniesi tanto innamorati della libertà capiterà infine, dice de Romilly di vedersela scoppiare fra le mani. Compariranno i tiranni, i demagoghi; l'incapacità delle singole città di federarsi le porterà a disastrose guerre intestine. L'eleuthería greca dovrà misurarsi con la libertas romana; si arriverà fino ai cristiani e al loro nuovo senso della libertà che si definisce nei confronti di Dio. Un lungo viaggio insomma che ci porterà molto lontano dal giorno della libertà per cui aveva combattuto ed era morto l'eroe troiano e dal giorno schiavo pianto da Ecuba la regina caduta prigioniera degli achei. Ma non possiamo non essere grati all'autrice per averne illuminato con tanta chiarezza le radici e il percorso.

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