Susanna

Gertrud KOLMAR
Susanna

1992, pp. 91

ISBN-88-85697-36-4, Prezzo/Unita' 10 €
Q.ta'

Ancora un testo, l'ultimo, di Gertrud Kolmar, scritto quando era già al lavoro coatto, su fogli di carta trovati a fatica, durante la notte o alle prime luci dell'alba.
E' un racconto, prosa dunque e, in rapporto alla produzione prevalentemente poetica che ci ha lasciato, sembra preannunciare, come annota Marina Zancan, insieme alle ultime poesie in versi sciolti, una seconda fase della sua attività segnata appunto dalla scrittura in prosa.
Purtroppo questo non potrà verificarsi perché di lì a poco verrà uccisa.
Il racconto inizia con un annuncio su un giornale: cercasi istitutrice esperta per assistenza giovane affetta da leggera nevrosi.


Dopo uno scambio di lettere con l'autore dell'annuncio, il tutore della giovane, l'istitutrice che qui parla in prima persona, si mette in viaggio verso una lontana, piccola città della Germania nord-orientale. Arriva dal tutore, un consigliere giudiziario, che la porta subito dalla ragazza il cui nome è Susanna.
"Era bellissima - annota la donna stupita - mai nella mia vita m'ero imbattuta in una simile perfezione."
Presto però si rende anche conto che non si tratta di una leggera nevrosi, ma di vera e propria pazzia. Susanna è pazza, una pazza dolce, stravagante che usa le parole in modo insolito, diverso, usa "parole che si possono prendere in mano (…) che si possono annusare."

L'istitutrice un po' alla volta finisce con il lasciarsi coinvolgere da questo linguaggio e il quadro narrativo scorre così su due piani dove, sottolinea la prefattrice, "una serrata riflessione sulle possibilità della parola, le modalità della conoscenza, il calore della poesia, la responsabilità della scrittura, interseca la trama del racconto e ne dilata le possibilità di significato".

Marina Zancan parla anche "degli splendidi quadri di natura che pausano l'evolversi della storia" e noi pensiamo di chiudere riproponendo qui una di queste descrizioni .

"Nevicava. Cadevano, a intervalli, grossi fiocchi tenerissimi, che si coricavano pazienti sotto le scarpe e smorzavano il rumore dei passi più pesanti e decisi. Fasciavano amorevolmente i contorni banali e disperati delle case e le imbacuccavano poco a poco in bianchi cappucci. E i passanti, che scivolavano vicini l'un l'altro, diventavano quasi inesistenti, indefiniti e come separati da spazi immensi. Eppure non c'era nebbia: solo un grigiore muto, di una malinconia femminile. Invisibile, stava morendo il sole. Avrei voluto continuare a camminare ancora per molte ore in quella luce grigia, in quella tenerezza ovattata. Mi trasportava come sul dorso di un animale forte e mansueto, e tutti quei pensieri acuminati, quei crucci, si erano dissolti, sepolti, niente più di un vago ricordo, un sogno … "

Gertrud Kolmar
Susanna
prefazione di Marina Zancan, traduzione di Mario Allegri
1992, € 10.00, pp. 91
ISBN 88-85697-36-4

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