Elisabetta Caminer Turra

RITA UNFER LUKOSCHIK
Elisabetta Caminer Turra

1998, pp. 124

ISBN-8885697.48.8, Prezzo/Unita' 10 €
Q.ta'

Nata nel 1751 da una famiglia dell’agiata borghesia veneziana, Elisabetta Caminer fu spinta ancora giovanissima dal padre Domenico, giornalista e scrittore, ad occuparsi del giornale “L’Europa Letteraria” da lui fondato. Non stupisce quindi che a soli 17 anni esordisse pubblicando la sua traduzione di due interessanti drammi francesi. Nasceva in quel periodo un nuovo genere teatrale che, abbandonate le improbabili avventure degli eroi dei re e delle regine, portava sulle scene la vita della gente qualunque, il dramma borghese che a Venezia aveva già trovato il suo più autorevole rappresentante in Carlo Goldoni, di cui Domenico Caminer era grande ammiratore e, quando Carlo Gozzi forte di una fama consolidata di drammaturgo anche se vecchio stile cominciò ad aggredirlo con le critiche più malevoli e ostili, lo difese con tutti i mezzi di cui disponeva.

Forse nacque allora in Elisabetta la passione per il teatro che doveva accompagnarla per tutta la vita. Traduttrice spesso infedele perché aggiustava i testi stranieri secondo i gusti del pubblico veneziano desideroso ove possibile di lieto fine, s’improvvisava a volte regista quando non attrice lei stessa e gli autori, di fronte al successo della loro opera, non le serbavano rancore.
Su “L’Europa Letteraria” comparivano inoltre di frequente i suoi articoli sui tanti dibattiti che l’Illuminismo andava proponendo. Attratto dal suo fervore intellettuale un nobile bolognese, Francesco Albergati, dopo un intenso rapporto epistolare, le chiese di sposarlo. C’erano vent’anni di differenza fra lui ed Elisabetta che, forse per questo, rifiutò l’offerta. Sposava invece di lì a poco il medico e naturalista vicentino Antonio Turra, con cui stabilì uno stretto rapporto di lavoro alla guida adesso di un’altra iniziativa della famiglia il Giornale Enciclopedico.
Bersaglio frequente delle malignità maschiliste contro la cultura femminile, allargò i suoi interessi alla pedagogia sostenendo i benefici universali dell’istruzione della donna. Non era ancora il femminismo, ma di certo non ne era lontano.
I suoi rapporti epistolari con i grandi nomi della cultura europea fra i quali Goethe che fu suo ospite a Vicenza, le andavano offrendo un campo d’azione sempre più vasto.
Giornalista, traduttrice, pedagoga, drammaturga, insegnante, tipografa, a volte anche attrice fu la malattia, un tumore al seno, a fermare la sua enorme capacità di lavoro a soli 45 anni nel 1796.
Le spese per curarsi avevano esaurito i suoi modesti risparmi e morì povera, ospite nella villa di un amico nei pressi di Vicenza.
Per due secoli in una Venezia il cui dominio era stato ormai cancellato dalla storia non si parlerà più di lei se non per ironizzare e/o malignare sulla sua condotta tanto disdicevole per una donna.
Questo libro presenta per la prima volta una documentazione rigorosa della sua attività da cui emerge l’immagine di una studiosa di eccezionale spessore, di una vita spesa lavorando senza sosta alla costruzione di un ponte culturale tra il Veneto e l’Europa per poter diffondere le idee del Secolo dei Lumi.

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