La nostra storia

Giuliana PistosoLe Edizioni Essedue nascono nel1981, per iniziativa di Giuliana Pistoso, dalle ceneri di una precedente esperienza editoriale a nome Selanna (la luna nel dialetto di Saffo) da cui il nome S due, Selanna Due.

Le precedenti esperienze editoriali nate nel pieno della grande stagione femminista volgevano in gran parte verso l’esplorazione di altri aspetti principalmente introspettivi dell’universo femminile attraverso le varie vie della psicanalisi; a Giuliana Pistoso interessava soprattutto l’aspetto storico. Questo la spingeva alla creazione di una sua impresa editoriale.

Alla storia delle donne, si affiancava la narrativa, l’epistolario, la biografia; purché sempre capace di gettare un po’ di luce: “ una specie di riflettore un po’ folle che si accende ora qua, ora là, ora prima ed ora dopo, per illuminare qualche momento nella sterminata oscurità della storia delle donne di cui “la storia” non parla.” 1973.

Il dialogo con la carta bianca è stato ed è spesso per le donne più facile del dialogo con gli uomini. Non altrettanto quello con l’industria editoriale. E così, a volte, i bauli delle soffitte, siano quelle dei castelli dell’aristocrazia inglese, dei deserti dell’Arizona o dei rifugiati del Brasile, regalano grandi sorprese, che sono scoperte letterarie, e avventure umane.

Un altro filone di ricerca caro a Giuliana Pistoso è stato la storia delle religioni mediterranee, anche alla ricerca di quel ruolo femminile di cui, attraverso infinite fessure, intuiva la presenza in filigrana. In questo settore nasce la collaborazione con Paolo ella, che dirige da allora una specifica collana e insieme a Francesco Pomponio e Sergio Ribichini, fonda nel 1984 la rivista "Studi Epigrafici e Linguistici sul Vicino Oriente antico" (=SEL), con il pieno appoggio di Giuliana, Francesco e Roberto Pistoso, che ne divenne poi il responsabile editoriale.


BIOGRAFIA di GIULIANA PISTOSO

Giuliana Pistoso è nata a Verona. Laureata in legge all’università di Padova, ha collaborato a lungo con alcuni settimanali Rizzoli, poi con una collana di studi storici Mondadori.
Nel 1983 ha collaborato a fondare la rivista di studi epigrafici e linguistici sul Vicino Oriente antico «SEL», diventata uno dei periodici scientifici di maggior prestigio internazionale.
Ha fondato e dirige la casa editrice Essedue, una delle prime e più interessanti tra quelle specializzate in scrittura femminile che ha pubblicato, tra gli altri, L’infinito singolare di Patrizia Violi, le poesie e i diari di Gertrud Kolmar, i racconti di Elizabeth Bowen, le Lettere d’amore di Mary Wollstonecraft. .

Opere principali:
Grandi regine, Mondadori, Milano, 1974.
Donne qualunque nel tempo, Nardini, Firenze,1974.
Robespierre, la coscienza della rivoluzione, Mondadori, Milano
La comune di Parigi, Mondadori, Milano.
Confessioni di una piccola italiana, Essedue, Verona, 1983.
Un uomo chiamato Robespierre, 1994 (pièce teatrale)
Storie inquiete e disorientate, Tufani, Ferrara, 1996
Erodiade e Gesù, Tufani, Ferrara, 2001
Il fagiano dorato, Tufani, Ferrara 2002


Intervista di Stefania Calzolari a Giuliana Pistoso

Ho letto Erodiade e Gesù praticamente d’un fiato. Si tratta di una ricostruzione (personale, tiene a specificare Giuliana Pistoso nella Prefazione) del contesto sociale, storico e soprattutto mitologico-religioso della figura di Gesù di Nazareth condotta con tale acribia ed illustrata in maniera così avvincente da "inchiodare" alla lettura come un romanzo di Agatha Christie. Pure, Giuliana Pistoso minimizza e nell’introduzione presenta i risultati della sua ricerca con voce sommessa, quasi ritraendosi. con grande emozione accolgo l’opportunità di parlarne direttamente con l’autrice, che ringrazio fin d’ora per la disponibilità.

Nella Prefazione ad Erodiade e Gesù lei espone il filo conduttore del suo ragionamento di fondo con grande modestia, quasi con pudore. Pure le sue tesi appaiono documentate con molto rigore archeologico, il contesto geografico vieni ricostruito meticolosamente così come l’etimologia dei nomi. A che si deve dunque tanta ritrosia?
Il paragonare il mio libro ad un giallo di Agatha Christie è un complimento di cui la ringrazio molto perché venero quella scrittrice e perché, in effetti, lo stato d’animo che mi ha accompagnata durante le mie letture era proprio quello di "scoprire" cosa si nascondeva dietro il racconto evangelico. Quanto alla mia umiltà culturale, è motivata in parte realmente dal fatto che a volte i territori in cui mi sono inoltrata mi apparivano tanto vasti e fitti di percorsi così intricati da farmi dubitare seriamente della mia capacità di proseguire, ma anche, anzi soprattutto, dal mio rifiuto proprio innato di usare i toni forti. Io, diciamo, avrei voluto gridare: siete degli infami bugiardi, per millenni c’avete nascosto che Gesù era stato unto, consacrato da una donna! Siete responsabili del più grande scippo della storia! Invece mi sono trovata a dire: chiedo scusa, a mio sommesso avviso siete degli infami bugiardi, però, insomma, cioè… Il suo interesse e quello di altre lettrici per Erodiade e Gesù mi fanno in ogni modo sperare di essere riuscita a "gridare" qualcosa.

Della sua ricostruzione si riconosce una lettura attenta e puntuale dei testi sacri. Vi sono dei particolari della Bibbia che io ho potuto mettere a fuoco soltanto ora, grazie appunto alla lettura di Erodiade. Quanto spazio della sua vita ha occupato questo libro? Voglio dire, oltre al tempo materiale della stesura, da quanto tempo lei inseguiva questa idea?
Molto spazio, molto spazio e molto tempo perché le difficoltà erano, ripeto, davvero tante. Ad esempio alcune traduzioni della Bibbia si contraddicono tra loro, soprattutto le più recenti e soprattutto nei passaggi più "pericolosi". Mi costringevano quindi a lunghi lavori di comparazione. Anche la ricerca dei testi da consultare è stata lunga e difficile.

Il suo ragionamento parte da una ricostruzione il più possibile critica del contesto nel quale avvenne la nascita di Gesù; la sua esistenza viene contestualizzata in una tram di relazioni finalmente possibile, laddove invece si è quasi sempre cercato di presentarla come un’apparizione improvvisa e destabilizzante il quadro storico-sociale preesistente. Il fatto stesso che gli anni del calendario si contino a partire dalla nascita di Gesù a me è sempre parso fortemente ideologico, volto a suggerire che prima era il Nulla. Cosa ne pensa?
In parte no. Penso che la nascita del calendario sia stato frutto di un particolare momento storico. Si era al tempo dell’imperatore Giustiniano; ormai il cristianesimo si era affermato e in fatto di date con il dissolversi delle istituzioni repubblicane non ci capiva più niente nessuno. Tutto il pasticcio finì sulle spalle di un monaco a nome Dionigi detto il Piccolo (Dionisius Exiguus!). il poveruomo giunto a Roma dalla Scizia, aveva trovato ospitalità nel convento di santa Anastasia e i suoi superiori, avendo capito che era diligente e disponibile lo facevano lavorare come un matto: - copia questo, traduci quello, decidi tu in che anno siamo… - … come, io? E adesso se la prendono con lui accusandolo di aver sbagliato tutto. Lei però ha assolutamente ragione quando dice che si è voluto far apparire Gesù come il Dio Nuovo nato dal Nulla. Quando invece, se c’è una concezione della divinità che affonda le sue radici nei culti più antichi, è proprio la sua. Tanto che si può dire, se non si ha troppa paura di finire arrostiti, che il Figlio è molto più antico del Padre.

La sua lettura mette in evidenza alcuni aspetti della figura di Erodiade che il Medioevo amplificherà, accostando sistematicamente il suo nome a quello di Diana, regina degli inferi, penso, per esempio, al Canon Episcopi: «affermano di cavalcare al notte certune bestie al seguito di Diana dea dei pagani o di Erodiade». Possiamo dire che la canonizzazione della figura della strega partì proprio da Erodiade?
La figura medievale di Erodiade come prototipo della strega che lei mi propone è molto suggestiva e mi dispiace di non avere conoscenza sufficiente del periodo per potermi inoltrare nell’argomento. Mi limito a sottolineare che l’evidente accostamento evangelico dell’immagine di Erodiade a quella di Jezebel è già di per sé molto sinistro. Nessun personaggio biblico è tanto odiato quanto la sovrana che per undici anni, dopo la morte del marito, governò il regno d’Israele e, tramite la figlia Atalia, estese la sua influenza su quello di Giuda. Il trovare l’ombra maledetta di Jezebel proiettata su Erodiade richiederebbe una spiegazione che non ci è mai stata data e che mi rafforza nella convinzione che tutto parta proprio da lei.

Storie inquiete e disorientate e Erodiade e Gesù pur così distanti fra loro per argomento e ambientazione hanno senz’altro in comune il tocco lieve e garbato che caratterizza la sua scrittura. Immagino dunque che le lettrici che come me hanno divorato questi due libri saranno ansiose di sapere… cosa c’è dietro l’angolo! Può anticiparci, per «Leggere Donna», a cosa sta attualmente lavorando?
Qualche progetto che mi gira per la testa, inevitabilmente, c’è, ma non ha preso ancora forma; non so cosa ci sia perciò dietro l’angolo, spero niente di freddo, niente di invernale.

(in Leggere Donna, n. 78, gennaio-febbraio 1999)

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