Scrittura femminile

MARINA MIZZAU
La Storia senza Qualità
1988, pp. 270
Cosa avviene sotto la superficie dei piccoli eventi marginali di tutti i giorni, fare un tragitto in ascensore o in autobus o attraversare la strada, discutere di come si fa un Martini o di chi deve annaffiare una pianta, prendere la parola in pubblico, cercare di individuare un interlocutore sconosciuto, stringersi la mano?
Equivoci, imbarazzi, confusioni, conflitti, intese forse. Movimenti minimi, appena percepibili, che questi racconti amplificano azzerando gli automatismi delle parole e dei gesti quotidiani, fino a sfiorare il dramma passando per il riso, o viceversa.
LAURA LILLI
Ortiche e margherite
1987, pp. 188
Laura Lilli figlia di Virgilio Lilli, a suo tempo una delle penne più autorevoli del Corriere della sera, dopo una laurea in filosofia e una specializzazione in Studi americani nei leggendari college di Smith e Yale, ha seguito la strada di suo padre collaborando a Il mondo di Pannunzio, poi al Globo e approdando infine a La Repubblica come inviata speciale della cultura.

AA. VV.
Intorno al rosa
1982, pp. 198
E' un libro collettaneo che nasce da un convegno organizzato dalle donne di Bologna sulla letteratura rosa per studiare i motivi del preoccupante successo editoriale di un genere da sempre considerato sottocultura femminile. I saggi che lo compongono sono scritti in prevalenza da donne, ma vi sono anche delle firme maschili e contiene in appendice venti preziose riproduzioni a colori delle illustrazioni di Alberto Micheli per la collana rosa Solani presentata da Antonio Faeti.

PAOLA BLELLOCH
Quel Mondo dei Guanti e delle Stoffe
1987, pp. 170
Paola Blelloch, italiana di nascita, sposata ad un americano, vive negli USA, dove ha conseguito il Ph. D. e dove collabora a molte riviste fra cui quelle dell'università di Ruthers e di Franklin and Marshall.
Quel Mondo dei Guanti e delle Stoffe è una carrellata di respiro molto vasto sul mondo della scrittura femminile italiana dalla fine dell'ottocento ai nostri giorni. L'Autrice esordisce sottolineando il ritardo di mezzo secolo delle scrittrici italiane rispetto alle inglesi, francesi e americane nel prendere coscienza della realtà femminile gestita a lungo in modo diciamo surreale dagli uomini.

PATRIZIA VIOLI
L’Infinito Singolare
1986, pp. 228
"E' possibile che si dica le donne - si chiede Reiner Maria Rilke - senza il sospetto che da lungo tempo questa parola non ha più alcun plurale , ma solo infiniti singolari?"
Di qui il titolo di questo studio il primo e tuttora il più autorevole sulla differenza sessuale nel linguaggio.
La donna, dice Violi, sembra infatti essere sempre colta attraverso una rappresentazione che la fa esistere o come immediatamente universale o come immediatamente particolare. Mai come singolare specifico. In che modo allora la differenza, la differenza sessuale, si manifesta nel linguaggio?
Io insomma, si chiede l'autrice, cosa c'entro?
Per molti linguisti del novecento il genere, maschile e femminile, è un residuo storico funzionalmente poco significante destinato a dissolversi dentro una indifferenziata neutralità universale, ma proprio dalla negazione che la lingua sia neutra, prende l'avvio il discorso di Violi.

ELIZABETH BOWEN,
a cura di BENEDETTA BINI e MARIA STELLA
E' morta Mabelle
1986, pp. 214
Nata a Dublino nel 1899 Elizabeth Bowen respirò cultura sin dalla prima infanzia, vuoi nell'ambiente familiare, vuoi nella città che aveva visto fiorire scrittori come Wilde, Shaw, Beckett, Joyce, Yeats.
Alla morte della madre molto amata, si trasferì a Londra per frequentare una scuola d'arte figurativa.
Un matrimonio felice la portò nel 1923 a Oxford dove iniziò a scrivere dei racconti, le short stories che, pur seguite da romanzi importanti, restarono sempre il suo modo privilegiato di esprimersi.
"Se verrò pubblicata si dirà che ho copiato da lei" si rammaricava agli inizi della sua carriera alludendo ai racconti di Katherine Mansfield. Sbagliava, nessun critico letterario lo disse mai. Spostatasi da Oxford a Londra si trovò a vivere nel periodo di grande fermento culturale detto del secondo Bloomsbury

Anonimo
L’Infinito Singolare
1983, pp. 264
Uscito anonimo, è stato poi firmato da Giuliana Pistoso nella traduzione tedesca del Luchterhand Verlag, Darmstadt, 1986 e inglese dove è apparso sulla Northwest Review, Eugene Oregon, 1998. E' il racconto in chiave finemente ironica, di una gioventù prigioniera di molti lacci, apparentemente modesti, in realtà cupi e soffocanti, della dittatura fascista alleata con la cultura cattolica in una delle provincie più clericali d'Italia.
Il mito dei martiri del Risorgimento fucilati o a scelta impiccati e un mese di clausura in collegio per prepararsi alla Prima comunione, la sfolgorante grandezza dell'Impero romano e il totale buco nero della anche minima informazione sui rapporti sessuali, i sacri confini delle Alpi e dei mari posti da Dio a protezione della Patria contro gli stranieri e ogni sorta di

SOLEIMANI
Ricordo del Sole
1983, pp. 264
Parvin Soleimani è una persiana baha'í, cioè seguace di una religione fondata nel 1844 da un giovane profeta autoproclamatosi Bab (cancello) attraverso il quale sarebbe apparsa una nuova rivelazione divina. Bab sosteneva che tutti gli uomini erano fratelli e bisognava cancellare le differenze di razza, di classe, di religione. Infatti, le religioni erano state fondate da uomini che incarnavano tutti pur in modo diverso la divinità unica e inconoscibile. In una terra come la Persia inquinata di fondamentalismo non poteva non suscitare scandalo e nel 1850 Bab fu condannato a morte e ucciso.

GIULIANA PISTOSO
Un uomo chiamato Robespierre
1994, pp. 44
Giuliana Pistoso, una laurea in legge a Padova; ha collaborato a lungo con i periodici Rizzoli, poi con Mondadori per cui ha scritto numerosi libri di storia fra i quali Robespierre, la coscienza della Rivoluzione (1976). Da molti anni è direttrice di una collana di scrittura femminile della Essedue Edizioni.
Un uomo chiamato Robespierre porta sulla scena il grande rivoluzionario impegnato in un dialogo d'oltre tomba prima con Camillo Desmoulins collocato su posizioni moderate, poi con Claire Lacombe, una giovane arrabbiata dell'ultimo spietato e disperato periodo hebertista.
Notte

GERTRUD KOLMAR
Prefazione di Vanda Perretta,
postfazione di Lidia Storoni Mazzolani
Notte
1994, pp. 166
"Notte" è un dramma in 4 atti scritto da Gertrud Kolmar a Berlino nel 1938, alla vigilia quindi della IIª guerra mondiale.
Ebrea, costretta dalle persecuzioni naziste alla vendita coatta della sua casa, poi, per circa due anni, ai lavori forzati in una fabbrica di materiale bellico, infine eliminata nel 1943 ad Auschwitz, aveva inviato "Notte" alla sorella Ilde maritata Wenzel, rifugiata a Zurigo, nella speranza che volesse conservarlo. Ilde ebbe cura del manoscritto, ma non trovò o forse neppure cercò un editore che volesse pubblicarlo.

MARILIA RIGHETTI
Felici per caso
2000, pp. 167
Si pensa in genere alla felicità come a una condizione concessa a pochi privilegiati per brevi periodi, ma è anche possibile essere "felici per caso" in una vita comune, tra eventi quotidiani, se si possiedono fantasia e senso della gioia. Gli svagati e gentili protagonisti del romanzo considerano la propria normalità brillante, varia e ricca di emozioni, ignari di apparire a volte buffi o paradossali. Esistendo innumerevoli modi di essere normali e l'autrice ne tratteggia alcuni con acuta sensibilità e sottile umorismo.

RITA UNFER LUKOSCHIK
Elisabetta Caminer Turra
1998, pp. 124
Nata nel 1751 da una famiglia dell’agiata borghesia veneziana, Elisabetta Caminer fu spinta ancora giovanissima dal padre Domenico, giornalista e scrittore, ad occuparsi del giornale “L’Europa Letteraria” da lui fondato. Non stupisce quindi che a soli 17 anni esordisse pubblicando la sua traduzione di due interessanti drammi francesi. Nasceva in quel periodo un nuovo genere teatrale che, abbandonate le improbabili avventure degli eroi dei re e delle regine, portava sulle scene la vita della gente qualunque, il dramma borghese che a Venezia aveva già trovato il suo più autorevole rappresentante in Carlo Goldoni, di cui Domenico Caminer era grande ammiratore e, quando Carlo Gozzi forte di una fama consolidata di drammaturgo anche se vecchio stile cominciò ad aggredirlo con le critiche più malevoli e ostili, lo difese con tutti i mezzi di cui disponeva.

Jo Ann LEVY
Le Donne che hanno visto l'Elefante
1983, pp. 264
Jo Ann Levy studiosa di storia americana in particolare della California dove vive giusto nei pressi di Sutter Creek il torrente in cui nel 1848 era stata scoperta la prima pepita d'oro che aveva dato l'avvio al gold rush, la corsa all'oro, destinata ad incidere tanto profondamente nella formazione stessa degli Stati Uniti d'America.
La bibliografia sull'argomento è ovviamente vastissima e però Jo Ann Levy frugando negli schedari delle più importanti biblioteche americane si rese conto che, se di tutti i protagonisti della grandiosa vicenda si aveva ampia documentazione, se c'erano libri e libri che parlavano del gold rush e dei new englander, degli irlandesi, dei neri, dei francesi, degli australiani, dei cileni, dei cinesi, delle donne del gold rush esistevano

Gertrud KOLMAR
Susanna
1992, pp. 91
Ancora un testo, l'ultimo, di Gertrud Kolmar, scritto quando era già al lavoro coatto, su fogli di carta trovati a fatica, durante la notte o alle prime luci dell'alba.
E' un racconto, prosa dunque e, in rapporto alla produzione prevalentemente poetica che ci ha lasciato, sembra preannunciare, come annota Marina Zancan, insieme alle ultime poesie in versi sciolti, una seconda fase della sua attività segnata appunto dalla scrittura in prosa.
Purtroppo questo non potrà verificarsi perché di lì a poco verrà uccisa.
Il racconto inizia con un annuncio su un giornale: cercasi istitutrice esperta per assistenza giovane affetta da leggera nevrosi.
Leggi tutto: Susanna; prefazione di Marina Zancan, traduzione di Mario Allegri

Hinde TAARJI
L’Infinito Singolare
1992, pp. 253
Hinde Taarji è marocchina e mussulmana; a questo va aggiunto che ha i capelli castani e gli occhi azzurri, è molto graziosa e ama Voltaire. Figlia di un diplomatico che fu a lungo ambasciatore del Re del Marocco in Francia, si è nutrita della cultura francese, ed è il francese la lingua in cui scrive, attualmente vive però a Casablanca dove collabora a vari giornali fra i quali "Kalima" il primo giornale femminista in Marocco. A chi le chiedesse se ha nostalgia della Francia risponderebbe con cortese fermezza di no: lei è araba.

Jacqueline de ROMILLY
La scoperta della Libertà nella Grecia antica
1991, pp. 212
Fra i massimi studiosi francesi di letteratura greca antica, autrice di un imponente numero d'opere, titolare alla cattedra di Lilla poi di Parigi poi ancora prima donna insegnante al Collège de France, formidabile collezionista d'onorificenze conferitele dai più autorevoli istituti culturali d'Europa e degli Stati Uniti, cavaliere della Legion d'Onore Jacqueline de Romilly è stata infine invitata, seconda donna dopo Marguerite Youcenar, ad entrare nell'Accademia di Francia.

Arlette FARGE
Il piacere dell'Archivio
1991, pp. 116
Arlette Farge vive a Parigi, direttrice di ricerca presso il C.N.R.S. è ritenuta la più autorevole studiosa di storia francese del XVIII secolo.
Ne Il piacere dell'Archivio che costituisce per la sua brevità e semplicità di scrittura una preziosa eccezione, Arlette Farge ci parla del suo lavoro di ricercatrice nell'archivio giudiziario del XVIII secolo conservato negli archivi nazionali di Parigi presso la Biblioteca Nazionale e la biblioteca dell'Arsenale, ci informa delle pratiche da svolgere per entrare nelle innumerevoli sale di questi istituti, per accedere agli scaffali, per trovare i volumi desiderati, un discorso..

traduzione di Giuliana PISTOSO
Il canto del gallo nero, Antologia di poesie e lettere di Gertrud Kolmar
1990, pp. 308
Kolmar è uno pseudonimo scelto dalla scrittrice per sostituire il cognome di origine polacca e di difficile pronuncia Chodziesner.
Nata nel 1894 da una ricca e colta famiglia di ebrei berlinesi, insegnante di lingue, istitutrice, un amore non corrisposto, la pubblicazione di poche sue poesie che suscitarono fra i critici scarsa attenzione, la cura della madre malata, poi del padre rimasto solo, la persecuzione nazista che, durante la guerra, la costrinse ai lavori forzati in una fabbrica di materiale bellico e la portò infine alle camere a gas di Auschwitz, questo è pressapoco tutto quanto si sa della sua vita.
Leggi tutto: Il canto del gallo nero, Antologia di poesie e lettere di Gertrud Kolmar
Pilla

Rosèlia IRTI
Pilla
1989, pp. 127
Finalista Premio Donna città di Roma 1990
III ristampa.
Rosèlia IRTI è nata e vive a Imola dove dirige da anni una scuola di lingue. Ha lavorato a Milano come lettrice per gli editori Garzanti e Longanesi. Al suo attivo ha importanti traduzioni tra cui Possession di J. Gunther e The life of Jan Fleming di John Pearson, nonché quelle di numerosi gialli garzanti, e della ben nota serie 007- James Bond dello stesso Fleming.

Elizabeth BOWEN
La casa a Parigi
1995, pp. 292
Dopo aver pubblicato E' morta Mabelle, una raccolta di alcune fra le migliori short-stories di Elizabeth Bowen, presentiamo adesso un romanzo che, apparso nel 1935, viene a segnare per concorde ammissione dei critici uno dei momenti più alti delle sue capacità narrative.
La casa a Parigi si apre all'inizio su un mondo di tranquilla normalità. La signora e la signorina Fisher madre e figlia che, in passato, avevano gestito una piccola pensione per studentesse straniere nella loro casa a Parigi, hanno accettato di ospitare per una giornata due bambini in viaggio senza i rispettivi genitori.

Marisa MOLANI
Piccole storie di stregoneria nella Venezia del '500
1989, pp. 206
Marisa Milani insegna Letteratura delle tradizioni popolari all'Università di Padova. Si occupa attivamente anche della Letteratura del Rinascimento cui affianca da sempre le ricerche sulla cultura popolare con particolare attenzione ai documenti sui processi per stregoneria del Santo Uffizio di cui sono sconfinatamente ricchi gli archivi della Serenissima Repubblica Veneta.
Vista dagli uomini come perturbatrice dell'ordine sociale la strega fu, come è noto, soggetta a lungo a persecuzioni e la istituzione, intorno alla metà del 1500, dei tribunali speciali detti della Santa Inquisizione, segnò per circa due secoli un crescendo che portò al rogo in tutta l'Europa milioni di donne.
Leggi tutto: Piccole storie di stregoneria nella Venezia del '500

Cacciari, Cavicchioni, Mizzau
Il Caso Sofija Tolstoj
1981, pp. 145
Sofija nasce a Mosca nel 1844 da una famiglia legata alla corte imperiale. A diciassette anni è una ragazza attraente, ricca d'interessi culturali, d'amicizie e di desiderio di vivere.
Anche Leone Tolstoi è un aristocratico, che frequenta la società moscovita, ma abita prevalentemente in campagna. Incontra Sofija a 34 anni e se ne innamora immediatamente: " Sono innamorato come non credevo ci si potesse innamorare, sono pazzo, mi sparerò se continua così. (…) lei è deliziosa in tutti i sensi.". Le chiede di sposarlo e Sofija,

Mary WOLLSTONECRAFT
Lettere d’Amore di Mary Wollstonecraft
1982, pp. 198
Mary Wollstonecraft (1757 1797) nota per essere l'autrice di La rivendicazione dei diritti delle donne, uscito nel 1792 e considerata quindi la prima femminista nella letteratura mondiale, appare in queste lettere singolarmente fragile di fronte alle sofferenze di un amore non corrisposto con un americano, tale Gilbert Imlay, uomo attraente, ma dal passato oscuro, e poi altrettanto femminilmente appagata per l'incontro felice con William Godwin, uno dei più stimati filosofi inglesi del tempo.
Ma Imlay, da cui ha avuto una figlia, la tormenterà fino a spingerla a gettarsi nel Tamigi, dove non annegherà solo perché salvata da un barcaiolo.

C. DUFRANCATEL, A. FARGE, M. PERROT, P. WERNER
La Storia senza Qualità
1982, pp. 198
Mary Wollstonecraft (1757 1797) nota per essere l'autrice di La rivendicazione dei diritti delle donne, uscito nel 1792 e considerata quindi la prima femminista nella letteratura mondiale, appare in queste lettere singolarmente fragile di fronte alle sofferenze di un amore non corrisposto con un americano, tale Gilbert Imlay, uomo attraente, ma dal passato oscuro, e poi altrettanto femminilmente appagata per l'incontro felice con William Godwin, uno dei più stimati filosofi inglesi del tempo.